Effetto Proteus: l’avatar che ti cambia

Gli ultimi sviluppi del web consentono di rappresentare sé stessi nel cyberspazio attraverso sofisticate immagini virtuali simil-umane chiamate avatar.

Si pensi alla sofisticazione raggiunta in ambienti quali Second Life e World of Warcraft.

Alcuni cyber-psicologi si interrogano da qualche tempo sulla possibilità che l’avatar scelto possa avere qualche effetto sul comportamento che l’utente adotterà nell’ambiente virtuale nel quale agisce.

Nick Yee e Jeremy Bailenson, entrambi della Stanford University, hanno condotto diversi studi sull’argomento ottenendo risultati di estremo interesse.

Hanno ad esempio assegnato a due gruppi di studenti un avatar per ciascuno. E’ stato dato loro meno di un minuto per esaminare le loro nuove “anime”, in una sorta di specchio virtuale, e poi sono stati “sospinti” in una stanza virtuale in compagnia di un altro avatar, controllato da un aiutante all’oscuro delle finalità dell’esperimento.

Indipendentemente dalla loro altezza nella vita reale alcuni soggetti del primo gruppo hanno avuto in sorte avatar più alti dell’altro personaggio nella stanza, altri si son dovuti accontentare di avatar più bassi.

Nel secondo gruppo di studenti metà degli avatar assegnati rappresentavano volti più attraenti di quelli della controparte, l’altra metà erano invece meno attraenti.

Il compito affidato a tutti era quello di accordarsi con l’altro personaggio nella stanza per dividere una somma di denaro.

Hanno così riscontrato che le persone a cui era stato dato un avatar virtuale più alto erano negoziatori più aggressivi, mentre quelli con l’avatar più basso erano più inclini a scendere a compromessi anche quando questo non era proprio nel loro interesse.

Coloro che avevano un avatar meno attraente inoltre, mentre parlavano con l’altro personaggio, si fermavano mediamente un metro più lontano da lui di quanto facessero quelli a cui era stato assegnato un avatar attraente.

Queste influenze dell’avatar sui comportamenti degli utenti sono state chiamate Effetto Proteus dal nome del dio greco del mare Proteo che, restio a raccontare ciò che vedeva con i suoi poteri di divinazione, sfuggiva alle domande assumendo forme sempre diverse, potendosi trasformare in qualsiasi cosa desiderasse, dal  fuoco agli animali selvaggi.

In un altro studio, gli stessi ricercatori hanno potuto verificare che gli atteggiamenti stereotipici e i pregiudizi possono essere minimizzati se un individuo viene inserito nel corpo virtuale di un altro. Per esempio quando i partecipanti erano rappresentati in ambiente virtuale con l’avatar di persone anziane, gli stereotipi negativi verso gli anziani diminuivano sensibilmente. Una sorta di modernissimo ed efficace “mettersi nei panni degli altri”, un’opportunità unica di comprendere la prospettiva altrui e di decentrarci rispetto a noi stessi. L’effetto Proteus sembra realizzarsi non solo con riferimento a  comportamenti e attitudini, ma anche rispetto al concetto di sé.

Questi studi ci informano di una intensa plasmabilità psicologica delle persone quando “diventano” avatar in ambienti virtuali.

Non si possono più ridurre i cybermondi a meri spazi ludici e sociali, vi si giocano probabilmente partite psicologiche ben più sofisticate e profonde.

Fonte: The Proteus effect

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