Diagnosi del disturbo di panico

Diagnosi del disturbo di panico

Per individuare un disturbo di panico è importante per il terapeuta procedere ad una diagnosi corretta e accurata, sulla base dei criteri del Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Psichici (DSM).

In questi casi la diagnosi risulta confermata se:

  • hanno luogo più attacchi di panico improvvisi e ricorrenti (uno non risulta essere sufficiente a rimandare al disturbo);
  • gli attacchi di panico non sono causati direttamente dall’assunzione di una sostanza specifica;
  • gli attacchi non sono legittimati da altre patologie psichiche.

Conseguenze degli attacchi di panico

Un disturbo di panico può sicuramente ripercuotersi pesantemente sulla qualità della vita, poiché può scatenare altre paure, disturbi mentali o problemi sociali.

La vittima di tale disturbo può tendere all’isolamento sociale e alla messa in atto di modalità di comportamento molto limitanti per la propria vita, tanto da incorrere in gravi conseguenze sul piano cognitivo, emotivo e comportamentale. (Scopri i comportamenti che peggiorano il panico)

Tipologie di disturbi di panico

Disturbo di panico: evitamento di attività e luoghi pubblici

Chi soffre di un disturbo di panico può poter metter in atto alcuni meccanismi di evitamento che comportano una riduzione della propria autonomia e del proprio benessere psicologico. Poiché teme le proprie sensazioni fisiche, la persona può evitare tutte quelle situazioni che rischiano di aumentare l’attivazione fisiologica dell’organismo.

Può evitare ad esempio di bere caffè o bevande eccitanti, di stare in luoghi caldi o pieni di gente, prediligendo in tal modo uno stile di vita prudente.

Per paura di nuovi attacchi di panico inoltre la persona può arrivare ad evitare situazioni o persone ritenute pericolose, fino a non frequentare contesti pubblici, come un supermercato o un negozio di vestiti o in casi più gravi a non riuscire più ad uscire di casa, per evitare di essere oggetto di giudizi altrui e un conseguente panico situazionale.

I pensieri tipici possono essere: “E se sono solo durante un attacco?”, “E se svengo e mi derubano o sbatto la testa?” “E se non ho dove scappare?”. Spesso anche questi pensieri sono alla base dell’evitamento.

Ma siamo davvero sicuri che evitare il mondo intero sia la soluzione più funzionale?

In realtà no, perché crea un’incapacità di affrontare la situazione.

Lo stesso vale per la richiesta di aiuto. Se in un primo momento apparentemente sembra essere utile, in un secondo momento può generare una dipendenza dagli altri, tanto da diventare a volte impensabile anche solo allontanarsi da casa senza una persona fidata.

Attacchi di panico con agorafobia

La strategia dell’evitamento, rinforzando la paura, può portare allo sviluppo dell’agorafobia dunque.

Una sorta di cura fai da te del terribile panico, presente nel 70% circa dei pazienti che soffrono di disturbo da panico.

Nello specifico con tale parola intendiamo la paura:

  • ad usare trasporti pubblici (treni, autobus, taxi)
  • degli spazi aperti (centri commerciali, ponti)
  • degli spazi chiusi (negozi, cinema)
  • stare in fila o in mezzo ad una folla
  • di stare da solo fuori casa.

Una delle sue conseguenze pericolose?

Rinunciare ad attività quotidiane piacevoli o utili per la soddisfazione personale.

Ipocondria

Un’ulteriore manifestazione di chi soffre di attacchi di panico è l’elaborazione ipocondriaca, che si realizza nel 20% dei casi, poiché il paziente tende ad interpretare l’intensità della sua sintomatologia come espressione di una grave malattia.

Chi soffre di attacchi di panico può poter sviluppare dunque preoccupazioni esagerate rispetto alla propria salute fisica tanto da arrivare a ipermonitorare i propri segnali fisiologici, mantenendosi in uno stato di costante attivazione psicologica.

L’ansia? Anche in questo caso non può far altro che crescere.

Fobie

Alcuni pazienti possono anche poter sviluppare fobie specifiche come la paura di guidare, depressione e aumento del rischio di abuso di sostanze stupefacenti o di alcool, nonché di suicidio.

Intervenire sul disturbo di panico

A questo punto, quali sono i modi migliori per affrontare un disturbo di panico?

Prevenzione

Per aiutare a prevenire gli attacchi di panico, è importante migliorare il proprio stile di vita, ad esempio attraverso:

  • una corretta alimentazione;
  • attività sportiva, poiché, oltre che a favorire la “distrazione” dalle credenze disfunzionali, agevola la scarica delle tensioni mentali e corporee, aumentando la consapevolezza nel “qua e ora”. “Muovervi” infatti vi aiuterà a ridurre stress, oltre che a favorire il rilascio di neurotrasmettitori cerebrali che possono migliorare umore e benessere.
  • strumenti per gestire lo stress al fine di promuovere uno stato di rilassamento attraverso yoga, pilates, training autogeno o altre tecniche di rilassamento. La respirazione Diaframmatica potrebbe essere utile in questo senso, poiché consiste nel modulare il flusso del respiro in maniera tale che l’aria inspirata raggiunga la parte più bassa dei polmoni apportando più ossigeno. 

Rimedi a breve termine 

Se invece siamo già in preda al panico e al terrore, o in balia dei sintomi fisici, è necessario:

  1. controllare il proprio respiro, poiché una sua alterazione risulta essere responsabile dell’insorgenza di tali sintomi. Sei cicli di respirazione lenta al minuto permetteranno al vostro organismo di ripristinare il corretto equilibrio tra ossigeno ed anidride carbonica e di conseguenza anche la riduzione o la scomparsa dei sintomi.
  2. ri-attribuire la giusta valenza a questi segnali e interrompere il circolo vizioso dell’ansia. Ad esempio, evitando di calmarsi a tutti i costi o di far sparire l’attacco di panico sicuramente non è la soluzione. Pensate a quando siete molto arrabbiati e qualcuno vi chiede di calmarvi. Spesso non solo non funziona, ma ci fa arrabbiare ancora di più. Stessa cosa succede quando proviamo a far sparire la crisi di panico, poiché l’individuo può valutare la propria incapacità di calmare il proprio corpo come la prova che qualcosa di terribile glia stia accadendo davvero. Assumere un atteggiamento più accettante è necessario in questi casi.
  3. Distrarsi, parlare o agire, provando a spostare l’attenzione dalle sensazioni fisiche avvertite. Attraverso una forma di evitamento cognitivo dell’ansia di questo tipo è possibile evitare l’innescarsi del circolo del panico.

Rimedi a lungo termine: psicoterapia per gli attacchi di panico

Quanto appena detto è utile per gestire una attacco di panico nell’immediato, ma cosa occorre fare per fronteggiare gli attacchi di panico nel medio e lungo periodo?

La Psicoterapia Breve Strategica o quella Cognitivo Comportamentale risultano essere efficaci per la cura di tali attacchi, poiché aiutano il paziente a capirne le cause, istruendolo circa la vera natura dell’ansia. Informazioni necessarie queste, poiché gli individui che manifestano tali attacchi di panico presentano delle credenze disfunzionali, relative alle conseguenze relative all’attacco di panico, come ampiamente detto. Attraverso strategie verbali e comportamentali, uno psicologo online o dal vivo può aiutare la persona a modificare i propri pensieri catastrofici e automatici e imparare ad evitare di evitare le situazioni temute, quali: farsi accompagnare da altri o portarsi dietro gocce di ansiolitico (Soffri di attacchi di panico? Scoprilo con il test).

Affrontare la paura, accettarla, e toccarla con mano vi farà capire che non è una situazione in sé a spaventarci, ma il modo in cui noi la interpretiamo.

Ricordiamocelo spesso dunque: talvolta è proprio il nostro modo di vedere le cose il vero problema.

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