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Bulimia nervosa

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“Solo quando riesco a mangiare poco, mi sembra di essere a posto e non volgare, e quindi spesso mi metto a fare lunghi digiuni o diete ferree. Il problema è che poi, o perché sono soddisfatta di me e mi voglio premiare o perché mi sento depressa e non ne posso più della dieta, mi concedo di interrompere la dieta. A quel punto, in un attimo, mi risento uno schifo e mi ritrovo ad abbuffarmi di schifezze e ricomincio con abbuffate e vomito. Più mangio e più mi viene voglia di provocarmi il vomito; però più vomito e più mi sento uno schifo e ho voglia di mangiare. Mi sembra di non riuscire a pensare ad altro che al cibo: o perché non mangio, o perché mangio, o perché devo eliminare quello che ho mangiato.”

(Laura, testimonianza di bulimia nervosa).

Cos’è la bulimia nervosa

La bulimia, che letteralmente significa “fame vorace”, ad oggi è considerata un vero e proprio disturbo: infatti è inserita nel DSM-5 nella sezione dei “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”.

 Tale disturbo è caratterizzato “dalla tendenza a esercitare, in maniera disregolata, un eccessivo controllo sul proprio peso.”

Si parla di bulimia quando si ha a che fare con vere e proprie abbuffate a cui seguono, sistematicamente, condotte compensatorie.

 Il DSM-5 definisce abbuffata: “l’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili, caratterizzata dalla sensazione di perdere il controllo mentre ci si abbuffa.”

Come detto prima, a tali abbuffate seguono condotte compensatorie; esattamente, di cosa parliamo?

Tali condotte sono utilizzate dall’individuo per prevenire l’aumento di peso che potrebbe esserci a causa dell’abbuffata, e consistono in:

  • vomito auto indotto
  • abuso di farmaci, soprattutto lassativi e diuretici
  • digiuno
  • attività fisica sfrenata.

Quindi l’individuo perde il controllo e ingerisce eccessive quantità di cibo: a ciò, inevitabilmente, segue il senso di colpa: per placarlo l’individuo cerca di “liberarsi” di ciò che ha mangiato.

Il vero problema è che tali condotte compensatorie portano ad avere altre abbuffate e, quindi, si instaura un vero e proprio circolo vizioso.

Esordio della bulimia

Tale disturbo sembra ormai aver preso piede, proprio come altri disturbi dell’alimentazione, tipo l’anoressia nervosa.

Nel 2013 è stato condotto uno studio a livello globale per stimare l’incidenza di tale disturbo: si è osservato come questo arrivi a interessare circa 6,5 milioni di persone.

Tra questi, si è osservato che l’1% delle giovani donne soffre di bulimia per un certo periodo di tempo e che, invece, il 2-3% ne ha sofferto in un determinato momento della propria vita.

Tale disturbo insorge soprattutto durante la fase dell’adolescenza e all’inizio della giovinezza, soprattutto tra i 15 e i 20 anni.

Il vero picco si registra infatti a 15 anni e a 18 anni, momenti di transizione questi in cui si vivono periodi molto delicati: ovvero la fase della pubertà e quella dell’autonomia, che porta l’individuo alla vita adulta.

Questo disturbo sembra colpire maggiormente il sesso femminile con un rapporto di 9 a 1 col sesso maschile.

Da ricerche condotte negli ultimi decenni, si evince però altro: pare che il numero di soggetti maschi che soffrono di bulimia stia notevolmente aumentando, probabilmente a causa della maggiore attenzione rivolta all’estetica maschile.

In ogni caso, è davvero difficile riconoscere tale disturbo, in quanto i soggetti che ne soffrono riescono a nasconderlo per molto tempo: ciò che può rivelare la presenza di tale disturbo sono proprio le sue conseguenze a livello fisico, soprattutto a causa del vomito frequente.

Ma quali sono i sintomi che manifestano coloro che soffrono di tale disturbo?

Sintomi della bulimia

Partiamo dal presupposto che  i sintomi della bulimia variano soprattutto per natura: si spazia da manifestazioni comportamentali, a cui seguono inevitabilmente manifestazioni fisiche, fino ad arrivare a disturbi di natura psicologica.

Dal punto di vista comportamentale si osserva la sequenza di abbuffate, sempre più frequenti tanto da avvenire anche una volta al giorno. Ad esse seguono le condotte compensatorie, quindi vomito, digiuno, uso di lassativi e diuretici.

Ovviamente tali comportamenti hanno delle ripercussioni a livello fisico.

Nello specifico possiamo avere infatti:

  • Problemi dentali, soprattutto perdita dello smalto dentale: ciò è causato dal vomito auto indotto che, appunto, è acido e danneggia i denti;
  • Alito cattivo, infiammazioni alla gola e gonfiore delle ghiandole salivari;
  • Squilibri elettrolitici soprattutto per la concentrazione di sodio, potassio e cloro.

Tali squilibri determinano altri fattori come debolezza, anomalie del ritmo cardiaco, convulsioni;

  • Stato di malnutrizione causato dall’errata alimentazione;
  • Frequenza di gastriti ed esofagiti.

Dal punto di vista psicologico, tale disturbo sicuramente compromettere il benessere dell’individuo.

 Si osserva infatti che l’individuo:

  • Ha un atteggiamento ossessivo nei confronti del cibo e del mangiare;
  • Vive momenti di depressione e ansia;
  • Ha una visione non realista del suo peso corporeo e del suo aspetto fisico;
  • Tende ad isolarsi e ad avere poco interesse per gli aspetti sociali.

Ma come arriviamo a diagnosticare tale disturbo?

Diagnosi della bulimia

Per quanto concerne la diagnosi di tale disturbo, fondamentale è la consultazione del DSM-5 in cui sono presenti i criteri diagnostici a cui rifarsi.

In particolare, affinché gli sia diagnosticato tale disturbo l’individuo:

  • Deve essere stato protagonista di abbuffate di cibo anomale che la maggior parte delle persone non è in grado di compiere. Tali abbuffate avvengono anche quando l’individuo non sente un vero e proprio bisogno di fame;
  • Durante le abbuffate deve perdere totalmente il controllo e fa fatica a fermarsi;
  • Deve Mettere in atto condotte compensatorie finalizzate a neutralizzare i possibili effetti delle abbuffate: tra queste ricordiamo vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, attività fisica sfrenata;
  • Ha livelli di autostima bassi e totalmente dipendenti dalla forma fisica e dal peso.

Il punto fondamentale per la diagnosi è dato dalla frequenza con cui si ripetono tali comportamenti: devono essere ripetuti, mediamente, una volta alla settimana per almeno tre mesi.

Ma cosa c’è alla base di tale disturbo?

Cause della bulimia

Per quanto riguarda le cause di tale disturbo, sono sicuramente diverse e di diversa natura tanto che si considera essere il risultato dell’interazione di diversi fattori.

La maggior parte di tali fattori sembra determinare inoltre un mantenimento del disturbo.

Tra i fattori di causa troviamo:

  • Una storia personale di abusi fisici e/o sessuali subiti in infanzia con conseguenti traumi;
  • Trasmissione familiare e una vulnerabilità genetica;
  • Una bassa autostima e auto-efficacia;
  • Bassa tendenza a tollerare stati emotivi negativi: in questo modo le abbuffate vengono utilizzate per avere piacere e soffocare il malessere che l’individuo sta vivendo.

Ma sono i pensieri disfunzionali ad avere un ruolo primario nell’innescare tale disturbo.

Nello specifico, ci riferiamo a pensieri riguardanti:

  • il perfezionismo fisico: il soggetto bulimico è eccessivamente preoccupato della sua forma fisica e del suo peso e questo lo porta a seguire una dieta ferrea per mantenere tale perfezione. Questo, ovviamente, a lungo andare può determinare la voglia di trasgredire: le abbuffate, quindi, possono essere vissute come vere e proprie trasgressioni e soprattutto come la perdita del controllo tanto agognato: per questo si innesca il senso di colpa.
  • il timore di ingrassare: ciò, sicuramente, accomuna un po’ tutte le donne, e non solo, ma può divenire un vero fattore di rischio per la bulimia.

Infatti, è considerato come la radice del disturbo. Una valutazione di sé centrata sul corpo, sul peso e sulla capacità di controllarsi: in questo senso, prendere un kg, può divenire un vero e proprio incubo per il soggetto.

Da ciò sembra derivare infatti la sua ossessione per il controllo e per il mantenimento del peso.

Come da ciò sembra dipendere la considerazione che l’individuo avrà di sé.

Trattamento della bulimia

La maggior parte dei trattamenti ha come obiettivo finale quello di ristabilire un atteggiamento sano verso il cibo.

Tra questi ritroviamo la psicoterapia che agisce proprio sui pensieri disfunzionali del soggetto e sui comportamenti ossessivi.

Nello specifico, la terapia porta l’individuo alla consapevolezza di tali pensieri disfunzionali e per farlo si lavora primariamente per decostruirli, al fine di sostituirli con pensieri adattivi e funzionali per se stessi.

Si agisce inoltre anche sui comportamenti ossessivi, cercando di ridurli fino ad eliminarli.

In letteratura scientifica è stata ampiamente documentata l’elevata efficacia di tale terapia. (Anderson CB et al, 2012, Agras WS et al. 2000, Fairburn CG et al 1993).

Un altro trattamento molto efficace è quello interpersonale. In pratica, secondo tale visione, la bulimia è dettata anche dalle relazioni interpersonali che l’individuo ha vissuto in passato. Si ritiene, infatti, che è a causa dei rapporti problematici vissuti con altri e con il cibo, se il soggetto ha sviluppato una bassa autostima, un sentimento di ansia e di angoscia.

Una volta riconosciuto il peso di tali fattori, il terapeuta può lavorare con il paziente per ricostruire la fiducia nel mondo.

Anche la terapia familiare sembra avere successo, soprattutto con pazienti molto giovani: questo tipo di trattamento considera, come dice il termine stesso, tutta la famiglia, poiché si ritiene fondamentale una sua inclusione, affinché possa essere informata circa la gravità e le caratteristiche del disturbo del soggetto.

La terapia farmacologica sembra invece essere efficace per ridurre soprattutto la frequenza delle abbuffate, del vomito e delle ruminazioni sul peso e sul cibo. La maggior parte dei casi prevede l’utilizzo di farmaci antidepressivi, nello specifico degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

Il vero problema, però, è che tale trattamento può avere un vero effetto solo se accompagnato dalla terapia, in caso contrario, le ricadute non potranno che continuare ad essere molto frequenti.

Consigli pratici per convivere con la bulimia

Sicuramente la bulimia è un tema molto complesso e delicato, però avere consigli pratici per convivere con tale disturbo sicuramente potrebbe essere d’aiuto. Vediamo insieme cosa converrebbe fare in questi casi.

Mangi per fame o per altro?

Molte volte chi soffre di bulimia, va incontro a delle abbuffate, ma non per un vero e proprio bisogno: spesso non si tratta di fame vera, ma di una fame psicologica.

Ciò significa che spesso il motivo per cui si mangia risiede nella mente: per esempio, si potrebbe voler ingerire del cibo solo per poter fuggire da uno stato di malessere che si prova in un determinato momento.

A tal proposito, cerca dunque di distinguere la fame da un tuo bisogno psicologico.

Compra il cibo sufficiente

Molte volte l’individuo mangia quantità di cibo spropositate, senza alcun tipo di controllo.

Un modo efficace per evitare che ciò avvenga potrebbe essere quello di comprare lo stretto necessario: se non c’è cibo nella dispensa, dovrai per forza smettere di mangiare, o no?

Circondati di persone che ti fanno star bene

Chi ti sta intorno è importante perché, inconsciamente, influenza il tuo modo di pensare e di comportarti.

Non passare quindi il tuo tempo con chi non ti fa stare bene o con chi parla soltanto di peso e cibo: questo potrebbe essere deleterio per te.

Pianifica i pasti

Potrai davvero prevenire il comportamento impulsivo che ti porta ad abbuffarti, solo se fisserai degli orari in cui mangiare. Fai in modo che siano frequenti, ma con porzioni non eccessive. Trasformala in una vera e propria abitudine, così saprai quando mangiare e cosa mangiare.

Riferimenti 

  • American Psychiatric Association (2014). DSM – 5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore
  • Anderson CB, Joyce PR, Carter FA, McIntosh VV, Bulik CM: The effect of cognitivebehavioral therapy  for bulimia nervosa on temperament and character as measured by the temperament and character inventory. Compr Psychiatry 2002; 43:182–188 [G]
  • Agras WS, Schneider JA, Arnow B, Raeburn SD, Telch CF: Cognitive-behavioral and response-prevention treatments for bulimia nervosa. J Consult Clin Psychol 1989; 57:215–221 [A−]
  • Fairburn CG, Jones R, Peveler RC, Hope RA, O’Connor M: Psychotherapy and bulimia nervosa: longer-term effects of interpersonal psychotherapy, behavior therapy, and cognitive behavior therapy. Arch Gen Psychiatry 1993; 50:419–428 [A−]

SOFFRI DI BULIMIA NERVOSA? SCOPRILO CON IL TEST

La bulimia nervosa è un disturbo alimentare e grave potenzialmente letale che si presenta con l’ingestione di una quantità elevata di cibo (solido e/o liquido) in un breve periodo di tempo, seguito o meno dal tentativo di evitare di ingrassare eliminando ciò che è stato consumato attraverso il vomito o l’uso di lassativi.

Compila il seguente questionario self-report gratuito per adulti per saperne di più sui sintomi della bulimia.

NOTA: il questionario ti darà un’idea generale sulla possibilità che tu possa avere o meno un problema di bulimia. Ma NON sostituirà una valutazione completa da parte di un medico.

Di seguito troverai un elenco di domande relative alle esperienze di vita comuni tra le persone a cui è stata diagnosticato un problema di bulimia.

Leggi attentamente ogni domanda e rispondi, indicando la frequenza con cui le affermazioni si sono verificate negli ultimi mesi. Cerca di pensarci il meno possibile, affinché possa avere un risultato quanto più accurato.

Al termine del test, puoi scegliere di condividere i risultati con un professionista presente nell’elenco degli psicologi online.

ATTENZIONE: il seguente questionario non possiede alcuna funzione diagnostica, ma è pensato per determinare se si manifestano sintomi simili a quelli della bulimia negli adulti.

Il questionario è destinato ad adulti di età pari o superiore a 18 anni e non sostituisce un consulto specialistico. Il suo risultato del questionario ha uno scopo puramente informativo e preventivo e potrebbe risultare utile come eventuale campanello di allarme.

Se rispondi affermativamente ad un numero significativo di domande, può essere utile rivolgersi ad un esperto psicologo online o dal vivo, prima che la situazione peggiori.

RICORDA: Una diagnosi accurata può essere fatta solo attraverso la valutazione clinica da parte di un professionista qualificato.

La tua privacy è importante per noi. Tutti i risultati resteranno completamente anonimi.

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